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Torino, 4 giugno

lunedì 3 giugno 2013/Categories: News

Approvazione, commozione, soddisfazione, fierezza. Sono stati molteplici i responsi di tutt’Italia alla sentenza di condanna a 18 anni di reclusione per disastro doloso all'imprenditore elvetico Stephan Schmidheiny, imputato a Torino nel processo Eternit che in primo grado era stato condannato a 16 anni, oltre ai numerosi risarcimenti per le vittime.
Tra i numerosi commenti quelli delle associazioni sindacali come ad esempio la CGIL, che tramite le parole di Fabrizio Solari, segretario confederale, si è espressa così: "Il fatto che la sentenza di appello abbia confermato non tanto la pena quanto la gravità delle imputazioni per il danno ai lavoratori e per il danno ambientale ci sembra ovviamente un dato positivo".
"La sentenza della Corte d'appello di Torino sia per tutti un monito e un'esortazione ad andare avanti nella lotta di civiltà per la bonifica dei siti produttivi e lo smaltimento dell'amianto". Sono stavolta ad esprimersi sul caso Eternit il segretario confederale dell'Ugl, Paolo Varesi, e il segretario regionale dell'Ugl Piemonte, Armando Murella. "Siamo soddisfatti dalla sentenza - proseguono i sindacalisti - che ha inasprito la pena prevista per l'ex manager svizzero riconoscendo il disastro colposo anche per i siti di Bagnoli e Rubiera, ma dobbiamo rilevare come il mancato risarcimento dell'Inail possa compromettere l'attuazione di importanti misure e azioni di tutela finanziate dall'Istituto".
Sono anche Afeva, Aiea, Andeva, Abeva, Fedavica e Csa - le associazioni dei familiari delle vittime dell'amianto di Italia, Francia, Belgio, Spagna e dei paesi dell' America latina – ad aver pronunciato il proprio parere sulla sentenza e che oggi si sono riunite nella città-simbolo della lotta contro l'amianto: Casale Monferrato. La sentenza Eternit riguarda anche loro. "La gravità della pena corrisponde - hanno detto - alla condotta criminale pianificata dalla multinazionale Eternit per decenni come ampiamente dimostrato. Il cartello dell'amianto ha continuato a nascondere e mistificare la nocività e la cancerogenità della fibra mortale provocando così malattie e morte a migliaia e migliaia di lavoratrici e lavoratori e cittadini ignari del pericolo".

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