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Napoli, 4 novembre

lunedì 4 novembre 2013/Categories: News

L’officina di Santa Maria La Bruna, frazione di Torre Del Greco (NA), dove avviene la manutenzione dei rotabili di Trenitalia, e 50 dei suoi operai lottano per ottenere il riconoscimento dell’INAIL. Sempre al sud, a Termoli (CB), la zona industriale è ricettacolo di pannelli di eternit e rifiuti di ogni genere, anche speciali.
I 50 operai di Santa Maria La Bruna sono protagonisti di quelle che vengono denominate “cause pilota”. Occorrono 10 anni continui di esposizione all’amianto, secondo l’art.13 della legge 257/1992, per ottenere i benefici previdenziali. Un giudice deve valutare se i 10 anni sono effettivi avvalendosi di tecnici ed esperti.
“Ci sono persone che aspettano da 15 anni”, spiega Angelo Ciccone. “Quello che abbiamo riscontrato è una diversità di trattamento tra Nord e Sud. Nel Settentrione il riconoscimento degli anni di esposizione è stato ottenuto con maggiore facilità, senza la necessità di passare alle vie legali”. La lotta per denunciare la pericolosità dell’amianto nella frazione di Torre Del Greco iniziò nel 1989 quando si trovarono tracce di amianto nei polmoni di due impiegati e le condizioni di lavoro degli operai addetti alla scoibentazione delle vetture ferroviarie non garantivano nessuna sicurezza. Seguirono 45 giorni di occupazione dello stabilimento e il pretore di Firenze, Beniamino Deidda, già titolare di un'inchiesta sul rischio amianto, sbloccò la situazione sequestrando l’officina. Così lo stabilimento è diventato un esempio da seguire e una sentenza stabilì che i 45 giorni di mobilitazione dovevano essere pagati, fu creata una zona protetta e si isolò la porzione di officina interessata dalla presenza di amianto. Dopo altre 20 anni sono ancora aperti molti fronti come il riconoscimento previdenziale. Ma c’è pure chi non ha avuto questa possibilità. Recenti avvenimenti, soprattutto legati allo sversamento illegale di rifiuti, hanno dimostrato che nella zona industriale di Termoli sono stati rinvenuti pannelli di eternit contenenti fibre di amianto che si trovano anche sparse sul suolo e frammentate, in buona compagnia di elettrodomestici, scarti dell’edilizia, batterie esauste e altro ancora. L’abbandono indiscriminato di rifiuti speciali, tossici e dannosi per l’ambiente, riguarda anche i terreni dislocati vicino i corsi d’acqua e i luoghi di lavoro già martoriati dalle polveri sottili. Il degrado richiama degrado.
 

 

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