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Bologna, 6 febbraio

venerdì 7 febbraio 2014/Categories: News

Non ce l’ha fatta neanche Enzo Sermenghi, tecnico delle Ogr di Bologna che, colpito da tumore, era ricoverato presso l’ospedale S. Orsola assieme al caporeparto Valter Nerozzi, deceduto poco più di due settimane fa a causa del mesotelioma pleurico. Come Nerozzi, anche il 66enne Semerghi aveva passato una vita in Ogr, entrambi tra le oltre 200 vittime dell’amianto usato sui treni, cominciato a smaltire negli anni Settanta e poi bandito in Italia dal 1992.
Spesso passano molti anni prima della diagnosi di un tumore da amianto e, a quel punto, è difficile superare l’anno di vita. Dopo la morte scattano gli indennizzi, ma per chi non è ancora ammalato il riconoscimento non è certo, ricorda Silvano De Matteo, della Filt-Cgil: “L’INAIL riconosce il danno degli esposti all’amianto fino al 1983, quando una serie di interventi sigillarono il reparto dove si è lavorato a diretto contatto, ma più di un giudice ha già riconosciuto l’esposizione all’amianto fino al 1996”.

Sono una trentina le cause pronte per il riconoscimento dei benefici a lavoratori esposti: “L’esposizione all’amianto deve essere riconosciuta, sottolinea De Matteo, non si può aspettare che ci si ammali, all’ultimo”. Per le Ogr di Bologna la dismissione è rinviata a fine 2016 e oggi i 330 dipendenti (circa 150 i lavoratori dell’indotto) trovano ancora a volte piccole quantità di amianto in qualche vecchio magazzino o in materiali acquistati all’estero.

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