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Torino, 20 febbraio

venerdì 21 febbraio 2014/Categories: News

La procura di Torino ha indagato per disastro colposo i vertici dell’Agusta, la multinazionale che costruisce gli elicotteri in dotazione alle forze di sicurezza italiane, per la presenza di amianto in  una quantità innumerevole di velivoli. L’indagine, coordinata dal pm Raffaele Guariniello, si concentra su quello che viene definito un ritardo nella segnalazione del problema da parte della società: dunque, non per averli fabbricati, ma per avere segnalato la presenza di asbesto in ritardo.
La segnalazione completa, infatti, risale al settembre 2013, mentre in precedenza c’erano stati solo accenni parziali. Gli indagati, in tutto una dozzina, sono i dirigenti che si sono succeduti nelle posizioni apicali delle varie articolazioni di Agusta dagli anni Novanta al 2013.
Il caso era esploso lo scorso anno quando gli organi di informazione diedero conto di un carteggio fra l’Agusta Westland (il nome attuale dell’azienda) e il Ministero della Difesa. Gli elicotteri dell’Esercito, della Marina militare, dell’Aviazione, dei carabinieri, della polizia e del Corpo forestale furono assemblati con parti in amianto: dalle guarnizioni alle pastiglie dei freni e poi tubi, ruote, condotte. Fra piloti, manutentori e componenti degli equipaggi la stima delle persone potenzialmente esposte al pericolo di malattie gravissime era enorme.
I velivoli vennero costruiti prima del 1992, prima dell’entrata in vigore della legge che vietava l’uso del minerale killer, e per questo la vecchia dirigenza è stata scagionata. Ma il problema, nel corso degli anni, è rimasto sottotraccia. Il pm Raffaele Guariniello ha acquisito la documentazione disponibile e, in base agli accertamenti che ha condotto in questi mesi, ha concluso che la multinazionale non ha informato adeguatamente le autorità. Nel 1996 Agusta aveva trasmesso una segnalazione al Ministero che però, adesso, è giudicata lacunosa sotto diversi aspetti.
Secondo l’inchiesta soltanto nel settembre del 2013 la Difesa ottenne l’elenco completo del materiale pericoloso presente negli elicotteri o giacente nei magazzini.
Ma non è tutto: è emerso, infatti, che già nel 1994 la Marina militare aveva sollevato la questione chiedendo dei chiarimenti. Ed è proprio la Marina al centro di un’altra inchiesta: un maxi fascicolo che contiene i nomi di circa 300 marinai morti di mesotelioma e altre malattie collegate all’amianto dopo avere prestato servizio su un centinaio di navi di stanza soprattutto a Taranto e La Spezia. Anche qui gli indagati sono una dozzina, ma fanno parte dello stato maggiore della Marina: l’ipotesi è omissione colposa di cautele.
Quanto agli elicotteri, la bonifica è cominciata da tempo, anche se a Torino non si conoscono ancora dati precisi.

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