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Taranto, 23 maggio

venerdì 23 maggio 2014/Categories: News


Il Tribunale ha comminato sei anni di reclusione all'ex presidente dell'Ilva Fabio Riva e all'ex direttore dello stabilimento di Taranto Luigi Capogrosso, coinvolti anche nell'inchiesta per disastro ambientale che approda, il 19 maggio prossimo, all'udienza preliminare. Dichiarato il non doversi procedere nei confronti di Emilio Riva, morto lo scorso mese, per il quale il pm aveva chiesto la condanna a 4 anni e mezzo di carcere. Sono 31 i casi di omicidio colposo trattati nel corso del processo. Le pene più alte sono state inflitte agli ex manager della vecchia Italsider pubblica alla quale subentrò il gruppo Riva. Tra questi,Giovanbattista Spallanzani, condannato a 9 anni. Sono 31 i casi esaminati di morti per mesotelioma e cancro polmonare di lavoratori che hanno svolto varie mansioni nello stabilimento siderurgico di Taranto sia nel periodo gestito dall'Italsider che dall'Ilva, ma non per tutte le ipotesi di omicidio colposo è stata riconosciuta la condanna, nell'ambito del processo che si è concluso oggi a Taranto. Intanto, dal dispositivo della sentenza distribuito dalla cancelleria del tribunale è emerso che sono 27, e non 28 come si era appreso in un primo momento, gli imputati condannati dal giudice monocratico Simone Orazio nel processo a carico di ex dirigenti dell'Ilva. E' stato assolto infatti il giapponese Hayao Nakamura, per il quale era stata chiesta la condanna a due anni e mezzo. Il manager in un primo momento fu chiamato come consulente e per un periodo è stato anche amministratore delegato con la gestione pubblica. Il massimo della pena, 9 anni e mezzo, è stato inflitto all'ex direttore dell'Italsider Sergio Noce. A seguire 9 anni e due mesi ad Attilio Angelini, 9 anni a Giambattista Spallanzani e Girolamo Morsillo, 8 anni e sei mesi a Giovanni Gambardella, Giovanni Gillerio, Massimo Consolini, Aldo Bolognini e Piero Nardi, 8 anni a Giorgio Zappa, Giorgio Benevento e Francesco Chindemi, 7 anni e 10 mesi a Mario Lupo, 7 anni a Renato Cassano, 6 anni a Fabio Riva, Luigi Capogrosso, Nicola Muni e Franco Simeoni, 5 anni a Costantino Savoia, Mario Masini, Lamberto Gabrielli, Tommaso Milanese e Augusto Rocchi, 4 anni a Bruno Fossa, Riccardo Roncan, Alberto Moriconi ed Ettore Salvatore. Sono state riconosciute inoltre provvisionali nei confronti delle parti civili: l'Inail, la Fiom Cgil, la Uil e i familiari di alcune vittime. “La magistratura ha affermato il principio di legalità in fabbrica. Vincono le ragioni delle tante vittime. Perdono gli inquinatori e i loro complici”. Così il presidente di Peacelink Taranto Alessandro Marescotti commenta la sentenza del processo per le morti da amianto. “Questo processo - aggiunge l'ambientalista - è stato disertato da chi aveva e ha responsabilità politico-istituzionali. A testimoniare solidarietà e ad assistere alle fasi del processo nelle aule di tribunale è rimasto solo un tenace gruppo di cittadini attivi”. Troppa distrazione della politica, polemizza Marescotti, “abbiamo visto in questa vicenda, come se tutto ciò non avesse riguardato la storia e il dolore di una città e dei suoi lavoratori, vittime dell'amianto, delle omissioni e dell'incuria. Siamo alla vigilia del grande processo all'Ilva e questa sentenza - conclude - dà ragione a quanti da tempo chiedono verità e giustizia per Taranto”
 

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