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Milano, 10 giugno

lunedì 16 giugno 2014/Categories: News


Il processo Pirelli per le morti da amianto, è entrato da poco nella fase dibattimentale presso il tribunale di Milano. Accusato di omicidio colposo, con altri ex dirigenti della società degli pneumatici, per le morti degli operai colpiti da tumori e altri malattie dopo essere stati esposti all'amianto negli stabilimenti di viale Sarca e via Ripamonti,  Piero Sierra, ex amministratore delegato di Pirelli dove ha trascorso la sua lunga carriera professionale. Prima di tutto Pietro Serra è stato per nove anni, fino allo scorso 28 maggio, Presidente proprio l’AIRC (Associazione italiana per la ricerca sul cancro) che si trova a fronteggiare, con evidente imbarazo, l’apertura di questo procedimento per omicidio colposo. Non solo: tra gli 11 imputati per i due tronconi nei quali è stato suddiviso questo procedimento c’è anche Guido Veronesi, anch’esso in passato ai vertici della Pirelli e fratello di Umberto, il chirurgo oncologo di fama mondiale (ex ministro della Salute) tra i creatori di Airc, dell’Istituto europeo di oncologia e della Fondazione omonima. Ovvero i salotti buoni della ricerca italiana, dove siedono i manager e imprenditori più importanti d’Italia. “L’associazione è in una posizione di attesa rispetto a questo procedimento” afferma Niccolò Contucci, direttore generale di Airc. “Abbiamo molto rispetto per il lavoro fatto in questi anni dal presidente Sierra, manager dalle ottime capacità organizzative che ha permesso ad Airc di continuare a svilupparsi fino agli attuali livelli”. La Pirelli, da parte sua, si sfila da ogni responsabilità e fa sapere di “non aver mai utilizzato amianto quale componente nella produzione degli pneumatici” e che “all’epoca l’uso dell’amianto negli edifici era pratica comune nelle tecniche di costruzione. Pirelli ha sempre agito cercando di tutelare al meglio la salute e la sicurezza dei propri dipendenti con le misure adeguate alle conoscenze tecniche a disposizione nel corso degli anni”. Tuttavia, i testimoni citati a processo hanno raccontato però di scarsa o nulla attenzione alle procedure sanitarie per difendersi dalla polvere di amianto.

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