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Roma, 20 novembre

giovedì 20 novembre 2014/Categories: News

Alla notizia dell’annullamento della sentenza, da parte della prima sezione penale della Cassazione, per il patron miliardario Schmidheiny, proprietario degli stabilimenti Eternit, le pronte reazioni di Silvana Zambonini, Bruno Pesce e Salvatore Garau, rispettivamente le voci di AIEA(Associazione Italiana Esposti Amianto) e di AFeVA (Associazione Familiari e Vittime Amianto). La Zambonini ha dichiarato: “C’era una volta il Diritto, figlio della Giustizia, la dea bendata che non voleva guardare chi aveva dinnanzi perché per lei dovevano essere tutti uguali. Questo figlio nel corso della sua lunga vita era stato descritto da Hammurabi nel 18° secolo a. C. come un giusto capace di infliggere una pena uguale al danno inflitto. Pena   che durante l’Esodo nel 1200 -1400 a.C. venne da Mosè resa legge “Se segue una disgrazia allora pagherai vita per vita, occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede, bruciatura per bruciatura, ferita per ferita, livido per livido”. Allo stesso modo i romani si avvalsero della “lex talionis” vestendo il Diritto con nuovi abiti sontuosi   che piacquero ai germani scesi dalle terre del Nord tanto che anch’essi vollero emanare un Edictum Theodorici. Poi del Diritto si persero le tracce durante i secoli bui del Medioevo,dell’Inquisizione, fino a quando “dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno” non scoccò quel  fulmine  capace di rischiarare ancora una volta l’importanza dell’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Il Code Napoleon del 1807 sfolgorante veste civile, venne rivisitato in Savoia da Carlo Alberto che nel 1836 aggiunse un primo ornamento civile e nel 1839 un altro orpello penale. Il Diritto era di nuovo visibile e lo fu ancor di più nel 1930 quando si ammantò del “Codice Rocco” che aveva lo scopo di precisare la sanzione punitiva per chi commetteva un reato infliggendo non più "Oculum pro oculo, dentem pro dente” ma una pena che avrebbe impedito al reo di delinquere in futuro. Oggi il Diritto sta per essere definitivamente denudato della pena. Una interpretazione artificiosa della “Prescrizione” su un reato che produrrà in futuro altre migliaia di morti di amianto non può che favorire l’uso indiscriminato di reati contro la persona. Se la pena non è più necessaria potremo dire che anche il Diritto sta morendo di mesotelioma pleurico”.

A queste parole si aggiunge il duro commento di replica così Bruno Pesce, Coordinatore AFeVA "Il Pg dice che non è possibile giudicare un disastro provocato dall'amianto perché lo si è cessato di lavorare tanti anni fa, ma si dimentica che l'amianto è una bomba a orologeria a lungo periodo: non è possibile che coloro che l'hanno innescata siano trattati come dei gran signori". “Siamo sconcertati, non ce l'aspettavamo", aggiunge. "Per quanto ci sforziamo di approfondire questa richiesta, continuiamo a ritenerla incomprensibile. Il problema è che vediamo ancora tanta diffusione dell'amianto sul territorio, dagli smaltimenti abusivi agli scarti dell'Eternit, dalle tonnellate e tonnellate di cemento-amianto. E' veramente incredibile che non si tenga conto di questo”.

Dura anche la replica di Salvatore Garau, Presidente AFeVA Sardegna: “Siamo sconcertati, non ce l'aspettavamo", aggiunge. "Per quanto ci sforziamo di approfondire questa richiesta, continuiamo a ritenerla incomprensibile. Il problema è che vediamo ancora tanta diffusione dell'amianto sul territorio, dagli smaltimenti abusivi agli scarti dell'Eternit, dalle tonnellate e tonnellate di cemento-amianto. E' veramente incredibile che non si tenga conto di questo”.

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