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Milano, 28 febbraio

lunedì 2 marzo 2015/Categories: News


Sono stati assolti, sabato 28 febbraio, dal Tribunale di Milano "per non aver commesso il fatto" quattro ex dirigenti Enel imputati per omicidio colposo in relazione a 8 casi di operai della centrale termoelettrica di Turbigo (Milano) morti perché, secondo l'accusa, avrebbero respirato polveri di amianto tra gli anni '70 e '80. Dopo la lettura della sentenza alcuni parenti delle vittime hanno protestato in aula, gridando "vergogna" e "li hanno uccisi un'altra volta". Si erano costituiti parte civili nel processo anche il Comune di Turbigo e INAIL, che avevano chiesto un risarcimento complessivo di tre milioni e 800 mila euro. Alcuni parenti sono scoppiati in lacrime, mentre altri hanno inveito contro il presidente della quinta sezione penale del Tribunale di Milano, Beatrice Secchi. "Non ci aspettavamo questa sentenza - ha spiegato l'avvocato Laura Mara, legale dell'Associazione italiana esposti amianto e di Medicina democratica, parti civili nel processo -. Aspettiamo di leggere le motivazioni - ha proseguito -, faremo ricorso in appello".
Nelle precedenti udienze il pm di Milano Maurizio Ascione aveva chiesto la condanna a 5 anni e mezzo di reclusione per Alberto Negroni, prima direttore di compartimento e poi tra l'84 e il '92 dg di Enel, 4 anni per Paolo Beduschi, capo della centrale di Turbigo tra l''84 e il '90, 3 anni per Paolo Chizzolini, ex direttore di compartimento, e 2 anni per Valeriano Mozzon, che fu capo centrale dal '90 al '92. Altri due imputati, l'ex presidente di Enel Francesco Corbellini e l'ex direttore di compartimento Aldo Velcich, sono morti nelle scorse settimane. "Prima di ammalarsi mio marito era il ritratto della salute", ha spiegato la moglie di Mario Ranzani, uno degli operai morti. "L'amianto ha ucciso il padre dei miei figli - ha proseguito - dopo un'agonia durate un anno".

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