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Genova, 27 marzo

venerdì 27 marzo 2015/Categories: News

La seconda sezione della Corte d'Appello di Genova ha respinto l'appello confermando la sentenza di primo grado del Tribunale di Savona del 2012 ritenendo la Culp Pippo Rebagliati di Savona responsabile della morte per mesotelioma della pleura di due portuali, Giorgio B. e Alessandro B, per aver maneggiato amianto senza le adeguate protezioni La Culp è stata condannata a risarcire gli eredi per 2 milioni 421 mila euro più le spese processuali. Una cifra che mette in ginocchio la storica compagnia dei «camalli» savonesi e che potrebbe essere un importante precedente.

 

La vicenda risale agli anni novanta, quando i due ex lavoratori della Culp sono morti per le complicazioni dovute all’aver maneggiato e respirato amianto sulle navi trent’anni prima. Nel porto di Savona i portuali caricavano e scaricavano amianto contenuto in sacchi di juta, facilmente soggetti a strappi o rotture, senza mascherine o indumenti protettivi, respirando le polveri che fuoriuscivano dai sacchi, tanto che la sentenza cita testimonianze di «nuvole di polvere nelle stive o sulle banchine». Nella causa, durata quasi venti anni, l’unico soggetto responsabile è la Compagnia portuale, considerata datore di lavoro, contrariamente a quanto stabilito in altre sentenze in primo grado (porto di Genova, gennaio 2015) e in Cassazione (porto di Venezia 2012), riferite sempre alla contaminazione da amianto. Non sono invece stati ritenuti responsabili l'Autorità Portuale né Paolo Campostano.

 

«Questa è una sentenza che non ci aspettavamo, visto alcuni precedenti in altri porti, sulla quale anche il nostro avvocato era ottimista – dice il console della Pippo Rebagliati Alberto Panigo – e che mette in crisi tutto il sistema portuale. Parleremo con i nostri avvocati e pensiamo al ricorso in Cassazione. Abbiamo convocato immediatamente i soci per comunicare l'esito della sentenza.

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