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Cagliari, 4 febbraio

giovedì 4 febbraio 2016/Categories: News

 

“L'amianto ad Ottana (Nuoro) c'era ma la concentrazione era inferiore rispetto a quanto previsto dalla normativa per ottenere i benefici pensionistici”, si è pronunciata in questo modo l’INAIL stamattina, 4 febbraio, nel corso di un incontro organizzato nella propria sede di Cagliari.

 

Un incontro che è stato voluto dall'Istituto stesso alla luce della bufera piombata sull'ex stabilimento Enichem e sull'ex Montefibre dopo l'esposto presentato alla Procura di Nuoro dall'Associazione italiana esposti amianto e da Medicina democratica, sulle troppe morti per tumori di lavoratori che nel corso degli anni potrebbero essere stati esposti all'amianto e culminata in questi giorni nei sequestri di alcune aree da parte dei carabinieri di Ottana e del Noe di Sassari di cui gli ultimi fatti proprio ieri.  

 

 

Sulle 1441 richieste da parte di lavoratori sani esposti all'amianto, di cui 843 a Ottana, ne sono state accolte solo 12, mentre su 77 richieste di riconoscimento di malattie professionali fatte da altrettanti lavoratori malati, ne sono state riconosciute 6. "Già nel 2004 l'istituto aveva risposto a questo quesito - ha sottolineato il Direttore regionale dell'INAIL, Enza Scarpa, - stabilendo che vi era stata un'esposizione in misura di gran lunga inferiore rispetto a quella che la normativa richiede affinché si possa accedere ai benefici previdenziali da parte dei lavoratori sani. Questo ci ha impedito di rilasciare la certificazione per i benefici, ma allo stesso tempo ci ha consentito di riconoscere malattie professionali asbesto collegate e denunciate".

La normativa per i lavoratori sani esposti all'amianto per ottenere i benefici previdenziali prevede una esposizione a 100 fibre litro di amianto per otto ore al giorno ogni anno per dieci anni. A febbraio 2002, quando ormai lo stabilimento Enichem era chiuso, l'INAIL ha eseguito degli accertamenti acquisendo elementi dai sindacati e dall'azienda, i primi avevano segnalato la lavorazione di 24 mila chili di amianto, mentre i secondi avevano dichiarato ben 123.410 chili di amianto trattato. Dagli accertamenti emerse un valore venti volte più basso rispetto a quello previsto dalla normativa.

 

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